Carrello
cbn e malattie neurodegenerative

CBN e malattie neurodegenerative: lo studio

Per anni le ricerche sulla cannabis medica si sono concentrate sui principi attivi del THC e il CBD. Solo di recente gli studi si sono ampliati, prendendo maggiormente in considerazione anche altri composti della cannabis. Uno tra questi è sicuramente il CBN, considerato dagli esperti uno dei fitocannabinoidi più promettenti, grazie alle sue numerose proprietà terapeutiche.

Già diversi studi preliminari avevano portato alla luce le potenziali proprietà del cannabinolo. Ma è una nuova ricerca americana ad affermare che il CBN potrebbe avere un effetto protettivo contro le malattie neurodegenerative legate all’età, come l’Alzheimer.

Vediamo insieme cosa è emerso dallo studio!

Che cos’è il CBN?

CBN e malattie neurodegenerative: cosa dice il nuovo studio

Il CBN è molecolarmente simile al THC, ma non è psicoattivo. Precedenti ricerche avevano dimostrato che il CBN aveva proprietà neuroprotettive, ma non era ancora chiaro come funzionasse. Alcuni ricercatori della California hanno pubblicato uno studio sulla rivista “Free Radical Biology and Medicine”. Grazie a questa nuova ricerca, si è compreso meglio il meccanismo attraverso il quale protegge le cellule cerebrali da danni e morte.

Il team ha esaminato il processo di ossitosi, chiamato anche ferroptosi, che avviene nel cervello man mano che invecchia. Alcune prove hanno affermato che proprio l’ossitosi potrebbe essere una causa del morbo di Alzheimer. A sua volta, questa può essere innescata dalla perdita graduale di glutatione, un antiossidante che causa danni alle cellule neurali e morte per ossidazione dei lipidi.

In questo nuovo studio, gli esperti hanno trattato le cellule nervose con CBN, introducendo quindi un agente per stimolare il danno ossidativo.

Il CBN, inoltre, funge da protettore dei mitocondri, ossia le centrali elettriche della cellula, all’interno dei neuroni. Nelle cellule danneggiate, l’ossidazione causa l’arricciamento dei mitocondri, un fattore che è stato osservato anche nelle cellule invecchiate prelevate dal cervello delle persone affette da Alzheimer. Il trattamento delle cellule con CBN ha impedito ai mitocondri di accartocciarsi, mantenendo il loro corretto funzionamento.

Per confermare la correlazione tra CBN e mitocondri, gli studiosi hanno replicato l’esperimento nelle cellule nervose a cui erano stati rimossi i mitocondri. In queste cellule, il cannabinolo non ha più dimostrato il suo effetto protettivo. Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che il cannabinolo non ha attivato i recettori dei cannabinoidi, necessari ai cannabinoidi per produrre una risposta psicoattiva.

Una speranza per il futuro

Diverse ricerche hanno confermato che il CBN è sicuro per gli uomini. Esso funziona indipendentemente dai recettori dei cannabinoidi, e potrebbe avere un ampio potenziale terapeutico per funzionare in moltissime cellule.

I risultati dello studio hanno affermato che oltre all’Alzheimer, il CBN potrebbe essere di grande aiuto anche per altre malattie neurodegenerative, come il Parkinson, anch’esso collegato alla perdita di glutatione. La disfunzione mitocondriale è implicata in cambiamenti in vari tessuti, non solo nel cervello e nell’invecchiamento. Pertanto, il fatto che questo composto sia in grado di mantenere la funzione mitocondriale, suggerisce che potrebbe avere più benefici.

Queste ricerche sono importantissime e anche se sono necessari ulteriori studi sul CBN e sulle sue proprietà, certamente rappresentano una speranza per le terapie future. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i disturbi neurologici e le loro conseguenze colpiscono oltre 1 miliardo di persone in tutto il mondo e nei prossimi vent’anni rappresenteranno la principale causa di morte e di disabilità.

Contribuire allo sviluppo della ricerca significa garantire il benessere della popolazione futura.