sommelier della cannabis

Sommelier della cannabis: la nuova figura professionale

Quando parliamo di sommelier, certamente la prima cosa che ci viene in mente è il vino. In effetti, la figura del sommelier più conosciuta, anche se il termine si riferisce ad un esperto di bevande in generale, è quella che si occupa dei vini, dei quali studia e analizza ogni minimo aspetto. Durante il servizio al ristorante, ad esempio, il sommelier ha il compito di proporre i giusti abbinamenti tra cibo e vino, così da poter gustare a pieno sia il piatto che la bevanda. Il suo è un lavoro di precisione, gentilezza, discrezione e intrattenimento, non certo azioni facili che possono essere compiute da qualsiasi persona. Tuttavia, negli ultimi anni la legalizzazione della marijuana in molti Paesi, ha dato vita ad un’altra figura di degustatore: negli Stati Uniti, infatti, è nato il bud-pairing, ossia il sommelier della cannabis.

Ma di cosa si occupa esattamente questa figura? Come si può diventare sommelier della cannabis?

Continuate a leggere per saperne di più!

 

 

 

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Chi è il sommelier della cannabis

Inizialmente si parlava soprattutto di wine pairing, la figura che si occupa di combinare ogni piatto al suo bicchiere di vino ideale. Successivamente si sono aggiunti gli abbinamenti cibo-birra e addirittura quelli con cocktail, tisane e succhi di frutta. Perchè non creare, allora, una figura che possa rendere un’esperienza unica associando al piatto e alla bevanda anche i fiori di cannabis light? Ecco che si è pensato al bud-pairing (bud è uno dei nomi più utilizzati negli USA, e non solo, per la marijuana). Se pensate che l’erba e il fumo siano tutti uguali, infatti, vi sbagliate di grosso!

La cannabis ha dovuto fare molta strada nel corso dei secoli e ad oggi è diventata per molti sostenitori essenziale. Per questo motivo è nato il sommelier della cannabis, una figura professionale e certificata che si occupa di valutare la qualità dei fiori o dei concentrati di marijuana per offrire ai consumatori un servizio eccellente.

Ad oggi il mercato della cannabis light mette a disposizione una vasta gamma di prodotti, con caratteristiche ed effetti diversi. Gli appassionati sono sempre di più, di conseguenza cresce anche la conoscenza dei prodotti. Questo porta il consumatore ad essere più preciso e pignolo sulle varietà che intende acquistare e provare. Pertanto il sommelier della cannabis diventa quasi essenziale per evitare di deludere le aspettative del cliente.

Da dove nasce l’idea?

“Cultivate Spirits” è la società di catering americana, fondata nel 2014, che abbina ai piatti non solo i vini ideali, ma anche le varietà di cannabis più adatte al piatto scelto. L’ideatore di questa società è Philip Wolf, che è anche uno dei primi sommelier di cannabis accreditati negli USA. Egli, infatti, ha conseguito il titolo dopo un corso di due anni al Thricome Institute di Denver, una delle poche scuole che offre attualmente i corsi di formazione relativi alla cannabis.

Con la sua società, Wolf forma bud-tender e organizza eventi e serate a tema. “Non diamo disposizioni per il menu fino a due giorni prima dell’evento, in modo da utilizzare gli ingredienti più freschi”, spiega l’imprenditore. Wolf, inoltre, afferma che il miglior accoppiamento in assoluto è quello che comprende vino e cannabis.

Il protocollo formale vuole che prima si fumi, poi si mangi e infine si degusti il vino. Tuttavia poi è il cliente stesso a decidere come procedere con la degustazione. Ma quanto costa?

Di certo non si tratta di una cena economica. Infatti, una cena per 10 persone che prevede tutti gli abbinamenti di cibo, bevande e cannabis studiati da Wolf, costa sui 1250 dollari (1200 euro circa). Inoltre, il catering propone anche dei pacchetti speciali nozze “all inclusive” al costo di 10.000 dollari. Wolf offre servizio alla carta e consumo di marijuana sia prima del matrimonio che durante.

Cosa fanno i sommelier della cannabis?

Vi state chiedendo cosa fanno esattamente i bud-pairing per vivere? Ve lo sveliamo subito.

I sommelier della cannabis sono dei veri e propri professionisti che si occupano di valutare tutte le caratteristiche di ogni prodotto. Solitamente, la prima domanda che rivolgono al cliente è: “Come desideri sentirti?”

E’ proprio dalla risposta del cliente a questa semplice domanda che il sommelier inizia un’analisi, valutando diversi fattori, come ad esempio l’età, il sesso, le abitudini, lo stile di vita e, ovviamente, la predisposizione al fumo. Infatti, il sommelier, oltre a elogiare le proprietà di ciascuna varietà di marijuana, suggerisce anche il modo migliore di consumarla. In questo modo il bud-pairing ha la possibilità di guidare il cliente verso un’esperienza sicura e consapevole.

Dove lavorano i bud-pairing?

I sommelier della cannabis possono lavorare all’interno di grow shop o di canapai. Questi ultimi sono molto più simili a dei wine bar esclusivi, piuttosto che ai grow shop. Divanetti e poltroncine comodi, quasi sempre in pelle per richiamare il vecchio stile americano e con dettagli necessariamente di color rosso scuro. Ed ecco che la location appare come un luogo estremamente elegante e raffinato.

Il cliente abituale solitamente è di reddito medio-alto e poco ha a che vedere con la figura tipica del classico fumatore. Pensate ad esempio a quei club dei distillati; di certo non troverete all’interno le persone abituate a bersi un bicchierino di whisky ogni tanto dopo cena.

E non stiamo facendo una distinzione di ceti o classi, semplicemente chi decide di spendere il proprio tempo e i propri soldi in un ambiente del genere, che sia per il vino, il whisky o la cannabis, lo fa per passione e per dedizione.

I sommelier che lavorano nei canapai puntano a incuriosire una clientela “normale”, spingendola a provare nuovi tipi di esperienze piacevoli e soddisfacenti. Non è il prodotto, infatti, che fa la differenza, ma il modo in cui lo si presenta.

Come si fa a diventare sommelier della cannabis?

Per diventare bud-pairing non ci si può certo improvvisare. Come tutte le professioni specifiche, infatti, anche il sommelier della cannabis necessita di una certificazione che attesti le sue capacità.

In Colorado è nato un istituto apposito, che forma gli appassionati di erba e li rende degustatori. Si chiama Trichome Institute e l’obiettivo è proprio quello di istruire in maniera completa gli studenti, includendo lezioni di anatomia e biologia relative alle piante, oltre che di analisi e degustazione. Al termine del percorso di studi, l’istituto rilascia la nomina di Interpening (fusione dei termini “interpreting” e “terpenes”).

Quanto si guadagna?

Essendo un professionista di nicchia, il sommelier della cannabis non è certamente una figura economica. Il guadagno parte da un minimo di 17 dollari l’ora, per arrivare ad un massimo di 20 dollari (cioè circa 18€). Pertanto si tratta di una professione piuttosto remunerativa e in continua crescita.

Conclusioni

Se siete degli appassionati del mondo della cannabis, ora sapete che potrebbe anche diventare un lavoro a tutti gli effetti! Certo, purtroppo non in Italia per il momento, ma quantomeno nei Paesi che hanno legalizzato l’uso della marijuana.

Se, invece, volete provare un’esperienza unica e inebriante, ora lo potete fare recandovi nei canapai. Immaginate di avere davanti una pietanza gourmet, davanti un buon calice di vino e alla vostra destra un joint. Cosa chiedere di più?

Noi di CBD Therapy ci auguriamo che la legalizzazione non si fermi e che la figura del sommelier della cannabis sia sempre più “accettata” e ricercata. Nel frattempo, vi aspettiamo nel nostro sito www.cbdtherapy.it con le migliori genetiche di cannabis light e tanti altri prodotti!

📖 Fonti Scientifiche e Bibliografia