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Cannabis: scoperti nuovi effetti antinfiammatori

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Negli ultimi anni l’interesse scientifico per i cannabinoidi è cresciuto notevolmente. Numerosi studi, infatti, si sono concentrati sulle attività biologiche del CBD e naturalmente di tutte le parti che compongono la pianta di cannabis. Tuttavia, alcune ricerche si sono soffermate anche sulle funzioni delle sostanze fitochimiche non cannabinoidi, presenti sono in alcune determinate parti della pianta. L’obiettivo di questi studi era quello indagare sugli effetti antinfiammatori degli estratti di cannabis provenienti da parti della pianta contenenti solo tracce di cannabinoidi o addirittura nessuna traccia, come semi sgusciati, radici e steli.

Tra tutti gli estratti di acqua ed etanolo dalle tre parti della pianta, l’estratto dello stelo di cannabis (CSE) ha prodotto risultati sorprendenti. I dati, infatti, affermano che CSE è in grado di contrastare l’infiammazione acuta e l’apoptosi indotta dai lipopolisaccaridi  (LPS). Questi suggeriscono, pertanto, nuove applicazioni farmaceutiche efficaci per la parte staminale della cannabis sativa.

Cannabis antinfiammatoria: lo studio sugli steli

La pianta di cannabis è probabilmente tra le più versatili sulla Terra. Gli uomini nel corso della storia l’hanno usata per innumerevoli scopi, inclusi quelli medici, religiosi e anche ricreativi. 
Le piante di cannabis sono composte da molti cannabinoidi, come i più famosi tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD). Questi sono da anni oggetto di studi, in particolare quelli incentrati sulla capacità della pianta di combattere l’infiammazione. Tuttavia, per quanto riguarda gli steli della pianta, non sono mai stati al centro dell’attenzione degli esperti.

Ma alcuni studiosi della Corea del Sud hanno deciso di indagare anche sugli effetti delle parti più sottovalutate della cannabis in un recente studio, i cui risultati sono stati resi pubblici pochi giorni fa.
Un team di ricercatori del Gyeongbuk Institute for Bio-industry, del Biomaterials Research Institute e della Andong National University in Corea del Sud ha esaminato semi sgusciati, radici e steli di piante di cannabis. Gli esperti hanno esaminato sostanze fitochimiche non cannabinoidi in quelle parti della pianta di cannabis per vedere se possedessero proprietà antinfiammatorie.

Le dichiarazioni

Tra gli estratti di acqua ed etanolo da tre parti della pianta, l’estratto di etanolo stelo di cannabis (CSE) ha avuto le più potenti attività di scavenging dei radicali liberi e gli effetti soppressivi sulla produzione di ossido nitrico dai macrofagi. In ulteriori studi che utilizzano i macrofagi, il CSE ha efficacemente inibito le risposte infiammatorie indotte dai lipopolisaccaridi (LPS) sopprimendo le citochine proinfiammatorie, il fattore nucleare-?B e le fosforilazioni della protein chinasi attivate dal mitogeno e l’accumulo cellulare di specie reattive dell’ossigeno, hanno affermato i ricercatori.

“Le analisi gascromatografiche/spettrometriche di massa del CSE hanno mostrato diversi composti attivi che potrebbero essere associati ai suoi effetti antiossidanti e antinfiammatori. Nel loro insieme, questi risultati indicano che il CSE contrasta l’infiammazione acuta e l’apoptosi indotta da LPS, suggerendo applicazioni farmaceutiche per la parte staminale di C. sativa”, hanno concluso gli esperti.

Conclusioni

Questi risultati sono importantissimi, date le innumerevoli creazioni di prodotti a base di cannabis focalizzate sui fiori della pianta di cannabis. Per molti produttori, gli steli sono solo una parte inutile della pianta che spesso viene scartata.

Grazie a questa ricerca, però, gli steli prendono certamente rilievo. In futuro, infatti, è possibile che possano rivelarsi altrettanto preziosi dei fiori di cannabis, dal punto di vista del profitto e soprattutto del benessere.

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