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CBDA

CBDA: cos’è e quali sono i suoi potenziali benefici

L’Acido Cannabidiolo, conosciuto meglio come CBDA, fa parte degli oltre cento cannabinoidi presenti nella Cannabis sativa L. Si tratta della sostanza “madre” dalla quale viene ricavato il più noto CBD. I due cannabinoidi sono strettamente collegati, come lo sono THCA e THC. Tuttavia, a differenza di questi ultimi, sia il CBDA che il suo estratto CBD, non hanno effetti psicotropi.

Nei prossimi paragrafi vi parleremo nello specifico del CBDA, delle sue caratteristiche e dei suoi potenziali benefici.

Cos’è il CBDA

Il CBDA è un composto naturale presente solo all’interno della materia vegetale vivente. Nonostante non sia ancora così conosciuto, le ultime ricerche su questo cannabinoide stanno dimostrando il suo valore e i suoi benefici.

All’interno della pianta di canapa si sviluppa una famiglia di oltre cento cannabinoidi. Questa famiglia inizia da un unico composto, ossia il CBGA, prodotto durante le prime fasi del ciclo di vita della canapa.

Nel momento in cui la pianta matura, il CBGA si lega con un composto acido, scindendosi in tre diversi cannabinoidi. Da qui nascono il CBDA, il CBCA ed il THCA. Il CBDA viene convertito in CBD se esposto a temperature elevate durante la vaporizzazione, la cottura o l’estrazione. Questo processo è chiamato decarbossilazione.

La parte “acida” del CBDA proviene da un gruppo carbossilico presente nella molecola, costituito da un atomo di carbonio, uno di idrogeno e due di ossigeno. Per questo motivo l’acido cannabidiolo è noto anche come acido carbossilico.

Il CBDA interagisce con il nostro corpo principalmente tramite il sistema endocannabinoide (SEC) e i suoi recettori. Tuttavia non è ancora noto ai ricercatori il potenziale di questa interazione. Gli studi su questo composto, infatti, sono ancora alla fase iniziale, poiché la natura acida di questa sostanza rende difficile isolarne grandi quantità.

CBDA: i potenziali benefici

Secondo le ricerche effettuate fino ad oggi, il CBDA potrebbe avere effetti benefici come:

  • antinfiammatorio
  • antiossidante
  • anticonvulsivo
  • rilassante
  • rimedio contro ansia e insonnia

Vediamo nello specifico quali sono le ricerche nel campo scientifico.

Nausea e vomito

In uno studio sui roditori, gli scienziati hanno scoperto che i livelli di serotonina sono influenzati dal CBDA. La serotonina è vitale per diverse funzioni, come capacità motorie, sonno, mangiare, digestione ed emozioni. Questa sostanza viene rilasciata in eccesso a causa di una serie di fattori di stress, tra cui radiazioni e chemioterapia, causando nausea e vomito. I ricercatori hanno dimostrato che il CBDA può influenzare i recettori produttori di serotonina 5-HT del corpo, suggerendo un potenziale utilizzo dell’acido cannabidiolo come aiuto contro nausea e vomito indotti dalla chemioterapia e da altre condizioni. Tuttavia, è necessario approfondire gli studi.

Cellule tumorali

Un secondo studio, pubblicato nel 2014, è incentrato sulla possibile riduzione della diffusione delle metastasi nel cancro al seno. Per la ricerca, le cellule del cancro al seno sono state messe in contatto con CBDA in vitro (di laboratorio). La forma acida del CBD sembra in grado di limitare la diffusione delle cellule malate o addirittura sopprimere i geni che causano la metastasi. Si tratta di un risultato molto promettente che però non è ancora stato testato sugli esseri umani.

Malattie neurologiche

Un terzo studio, invece, si è interessato principalmente al ruolo potenziale di CBD, THC, CBDA e THCA nelle convulsioni causate da malattie neurologiche, come epilessia, Alzheimer e Parkinson. Ancora una volta, i cannabinoidi sembrano avere un effetto positivo sui pazienti.

Ansia

Le potenzialità dell’acido cannabidiolo sembrano estendersi anche all’ambito psicologico. In uno studio del 2018 sui comportamenti depressivi, gli esperti hanno stabilizzato il CBDA trasformandolo in estere metilico dell’acido cannabidiolico, indicato come HU-580. Questo derivato del CBDA mantiene le proprietà ansiolitiche del composto originario e questo lo rende efficace come farmaco.

Infiammazione

In uno studio del 2008, i ricercatori hanno potuto constatare che il CBDA possiede una somiglianza strutturale con molti farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Esso, infatti, è in grado di bloccare l’enzima COX-2. I ricercatori l’hanno messo in comparazione col THCA, scoprendo che quest’ultimo ha un’efficacia minore, in quanto gli manca l’acido carbossilico del CBDA. Di certo sono necessari ulteriori test clinici, ma i risultati ottenuti indicano che questo cannabinoide abbia un potenziale antinfiammatorio.

Covid-19

Si tratta di uno studio recente in vitro, effettuato nel 2021 al di fuori del corpo umano. Questa ricerca ha testato CBDA e CBGA contro l’ingresso nelle cellule di SARS-CoV-2 vivo. I ricercatori sperano che i cannabinoidi possano creare un ambiente molto più ostile al Covid-19, limitandone la diffusione.

CBDA: conclusioni

Da tutte queste ricerche emerge l’importanza di approfondire gli studi relativi al CBDA nel prossimo futuro. Ciascuna di queste, infatti, suggerisce che il CBDA ha proprietà molto interessanti e promettenti. Questo non significa che sia migliore del CBD, ma piuttosto che i due cannabinoidi abbiano proprietà complementari. Gli scienziati hanno il doveroso compito di comprendere la giusta combinazione per poter sfruttare al meglio i loro effetti.