FAME CHIMICA

Con il termine “fame chimica” si intende il desiderio forte e irrefrenabile di assumere cibo (soprattutto dolci e alimenti grassi) nonostante il corpo abbia già assimilato gli elementi necessari per il corretto funzionamento del metabolismo.

Si tratta di una condizione piuttosto comune nei consumatori di cannabis, dovuta probabilmente alla stimolazione di un recettore presente nel bulbo olfattivo, che enfatizza la sensibilità agli odori e aumenta l’appetito.

Cos’è la fame chimica

La fame chimica è una reazione del corpo che solitamente compare entro 2 ore dall’assunzione di cannabis.  Diversi fattori possono incidere nei tempi e nei modi: i consumatori più esperti hanno sicuramente un controllo maggiore, ma l’insorgere di fame chimica può dipendere dalla percentuale di cannabinoidi presenti nell’infiorescenza, dalla propria dieta alimentare e dal tipo di marijuana che si consuma. La cannabis Indica, infatti, provoca più appetito di quella Sativa.

Anche la modalità di assunzione gioca un ruolo fondamentale sia sugli effetti sia sull’entità della fame chimica. Per rilasciare un’alta percentuale di cannabinoidi, la cannabis richiede una temperatura di circa 170°C. La combustione necessita di temperature decisamente più alte, fattore che influisce negativamente sulla quantità di cannabinoidi realmente assunti. Secondo alcuni studi scientifici, infatti, in questo caso l’assunzione non supererebbe mai il 25%. Se consideriamo invece la vaporizzazione, è possibile assumere il principio attivo fino al 46%. Questo metodo, infatti, richiede una temperatura di ebollizione pari a 157°C circa, intensificando così anche gli effetti legati alla cannabis e di conseguenza alla fame chimica.

Perché si presenta?

Non si tratta di una suggestione, ma di una vera e propria risposta del corpo all’assunzione di alcune sostanze. Un gruppo di ricercatori europei dell’Università di Bordeaux, guidati da Giovanni Marsicano, ha condotto un esperimento sugli animali. Gli esperti hanno somministrato il THC ad uno dei due gruppi di topi e hanno osservato che gli animali sottoposti al principio attivo presentavano una maggiore sensibilità olfattiva e un significativo aumento dell’appetito. Gli studiosi hanno dimostrato che il THC è in grado di legarsi ad una molecola presente nei neuroni del bulbo olfattivo, ossia la zona del cervello che riceve gli stimoli provenienti dal naso. Questo legame provoca un aumento della sensibilità agli odori e stimola l’appetito.

Inizialmente si pensava che solo il THC potesse provocare la cosiddetta fame chimica, ma numerosi studi hanno dimostrato che anche il CBD può amplificare il senso di fame, anche se in maniera diversa. L’assunzione di CBD, infatti, limita il senso di nausea, favorendo l’appetito.

La cannabis light include bassissime percentuali di THC e un alto contenuto di CBD. Per questo motivo il nostro organismo difficilmente percepisce gli effetti del THC, mentre gli effetti del CBD sono molto più intensi. Nonostante ciò, quest’ultimo non sembra sollecitare i recettori CB1 che inducono alla fame chimica.

La marijuana light, quindi, non crea appetito o almeno non direttamente. E’ risaputo, infatti, che il CBD può aiutare i soggetti affetti da patologie croniche come cancro, sclerosi multipla, ansia e ipertensione. Queste condizioni possono provocare una perdita di appetito, ma il CBD, grazie ai suoi effetti benefici, può aiutare a ridurre i dolori e a stimolare il senso di fame.

Come gestire la fame chimica

Resistere alla fame chimica è possibile; si tratta di una condizione prevalentemente psicologica che richiede soprattutto una buona forza di volontà. Tuttavia esiste qualche accorgimento che può aiutare a gestirla:

  • E’ indispensabile avere un buon regime alimentare, completo e soddisfacente. Inoltre, è sconsigliato utilizzare cannabis se si è a digiuno;
  • Si consiglia di effettuare attività fisica prima di assumere marijuana, in modo da bruciare in anticipo le calorie in eccesso;
  • Evitare cibi grassi o fritti, ma prediligere snack leggeri e salutari, come frutta e verdura o yogurt;
  • E’ necessario rimanere ben idratati, bevendo almeno mezzo litro di acqua dopo l’assunzione di cannabis.

L’alternativa migliore è quella di ricorrere al consumo di CBD, che non si lega strettamente all’aumento dell’appetito chimico, ma provoca un completo senso di relax e antistress. Se la fame chimica permane anche dopo aver soddisfatto lo stomaco, è fondamentale cercare di distogliere l’attenzione dal cibo. In questo caso è consigliabile svolgere attività alternative, come ad esempio fare una passeggiata o leggere un libro. Queste attività sono in grado di occupare positivamente la mente, distogliendola dalla voglia di assumere cibi di cui l’organismo oggettivamente non necessita.

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