Cannabis

Il quorum di 500mila firme necessario per portare avanti il referendum di iniziativa popolare sulla legalizzazione della coltivazione della cannabis è stato raggiunto.

Le firme sono state raccolte in meno di una settimana, data la possibilità di sottoscrivere la proposta on-line, su un canale digitale quindi, semplicemente autenticandosi con lo SPID.

Cosa prevede quindi questo referendum?

Questo quesito referendario si riferisce al Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al d.P.R. 309/1990

Ed è stato formulato con due intenti: il primo, di intervenire sul piano della rilevanza penale della coltivazione per uso personale, il secondo, l’eliminazione delle sanzioni amministrative quali la sospensione della patente nel caso del solo possesso .

Al momento è prevista infatti una sanzione amministrativa che sospende la patente di guida prevista all’articolo 75 DPR 309/90

Della quale il referendum mira all’abrogazione, che è applicata anche solo per la sola detenzione di cannabis

Anche se al momento della contestazione il soggetto non si trovi alla guida o non ne abbia fatto uso.

Rimane comunque punibile con sanzione amministrativa la guida in stato di alterazione dovuta al consumo di sostanze, la quale è disciplinata,

non dal Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al d.P.R. 309/1990 ma dall’articolo 187 del Codice della Strada

punibile con l’ammenda da euro 1.500 a 6.000 EUR e con l’arresto da 6 mesi ad un anno. Tale disposizione quindi,  non è modificata dal referendum ma continua a restare in vigore.

Il referendum si propone quindi di depenalizzare la condotta di coltivazione per uso personale di qualsiasi sostanza relativa alla cannabis con l’eccezione della coltivazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4.

Si fa presente che in parlamento, in particolare in Commissione Giustizia, esiste già una proposta di legge in tal senso. Il referendum quindi al momento si connota come un rafforzativo della richiesta della società civile

Di affrontare il tema della coltivazione della cannabis per uso personale.

Qualora la legge proposta dovesse subire modifiche sostanziali in fase di approvazione, il referendum rimane l’unico mezzo per far ascoltare le voci,

si spera in maniera definitiva, di una società che più volte si è espressa a favore della legalizzazione ( vedi il referendum abrogativo del 1993, sostenuto dal 52% dei cittadini italiani, per la quale la detenzione per uso personale smetteva di costituire reato.

Un pò di storia sulla battaglia contro il proibizionismo della Cannabis:

1975 –  Marco Pannella, durante una protesta,  è arrestato per aver fumato cannabis in pubblico.

1976 –  Una delle leggi più proibizioniste d’ Europa sulla Cannabis è modificata e il consumatore di droghe leggere è dichiarato non più punibile, introducendo la distinzione sostanziale tra droghe leggere e droghe pesanti.

1990 –  Il governo guidato da Craxi, reintroduce il reato per consumo di droghe per poter creare una maggioranza con forze di altri schieramenti. E’ redatto il “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” con il D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

1993 –  Il 52% dei cittadini italiani, si esprime con un referendum abrogativo sulla la detenzione per uso personale che smette di costituire reato, con il quale è modificata la legge che prende ora il nome di “Jervolino-Vassalli”.

2005/2006 –  La normativa si inasprisce nuovamente con il decreto di legge numero 272 del 30 dicembre 2005, conosciuta come “Fini-Giovanardi” che introduce sanzioni più gravi legate circa la produzione, il traffico, la detenzione e l’uso di sostanze stupefacenti: in particolare modo, abolisce ogni distinzione tra droghe leggere e pesanti.

2014 –  La “Fini-Giovanardi” è  dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 12 febbraio. Si ritorna quindi alla legislazione “Jervolino-Vassalli” (che prevede sanzioni più leggere rispetto alla “Fini-Giovanardi”).

2016 –  E’ approvata la legge 2 dicembre 2016 n. 242, che introduce il concetto di cannabis light, ovvero la possibilità di commercializzazione di cannabis con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%

(con una tolleranza fino allo 0,6%) dato che, avendo un THC molto basso, non ha nessuno effetto psicotropo.

2019 –   le Sezioni Unite della Corte di Cassazione stabiliscono in maniera definitiva che la coltivazione in casa di cannabis non è reato

previa la condizione che solo e unicamente il responsabile della coltivazione ne faccia uso; l’ auto-coltivazione rimaneva in sostanza illegale ed è quello che il testo di base approvato in questi giorni dalla commissione giustizia cerca di cambiare.

Nonostante le attuali opposizioni, l testo unico sulle droghe è tuttora una delle cause principali del sovraffollamento delle carceri e dei tribunali

Problema esacerbato ulteriormente durante la pandemia. Infatti, nonostante la cannabis sia la sostanza meno pericolosa in fatto di sostanze psicotrope, è tuttora la più perseguita e soggetta a controlli:

il 58% delle operazioni antidroga, il 96% dei sequestri e il 48% delle denunce ad autorità giudiziarie riguardano la Cannabis.

Il Dodicesimo libro bianco sulle droghe, un libro uscito nel giugno scorso, elenca molti degli effetti causati dalla  guerra alle droghe in Italia, in particolare, fornisce numeri sconcertanti:

nel 2020, 10.852 dei 35.280 delle carcerazioni sono avvenute sulla base di  imputazioni o condanne legate all’ articolo 73 del Testo unico

stiamo parlando del 30,8%, un peso sul nostro sistema giudiziario che è colossale: più di 235.000 procedimenti penali per la violazione dell’articolo 73 o 74, di cui, in 7 casi su 10, si arriva ad una condanna.

Rimane quindi fondamentale la lotta alla depenalizzazione che non solo alleggerirebbe il sistema giudiziario italiano

Ma contribuirebbe in maniera sostanziale alla lotta contro il “monopolio mafioso della canapa indiana”, per citare il radicale Marco Pannella.

Speriamo e confidiamo che questo Referendum sia un ulteriore passo verso il processo di legalizzazione della cannabis sul modello Californiano, ma sappiamo anche che questo processo si configura come lento e non facile.

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