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Scarpe in canapa: Nike lancia la nuova linea

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La Nike è sicuramente una delle marche più conosciute, soprattutto dai giovani. Si tratta di una multinazionale statunitense che produce calzature, abbigliamento e accessori sportivi ed è stata creata nel 1971 a Portland, in Oregon. Recentemente, è stata proprio la Nike a lanciare una nuova linea di scarpe in canapa, che comprende la riedizione di due modelli classici del marchio: le Nike Air Force 1 Low e le Nike Blazer Mid.

Scarpe in canapa Nike

La capsule collection prende il nome di “Move to Zero” in quanto le intenzioni dell’azienda sono quelle di produrre “zero carbonio e zero rifiuti”, proprio grazie alla canapa e ai materiali riciclati presenti. “Move to zero”, infatti, è un progetto inaugurato nel 2020 dal brand proprio per cercare di puntare sulla sostenibilità.

Tuttavia, a fine 2021 diversi media tedeschi hanno pubblicato un’inchiesta spiegando che, invece di rivenderle, la Nike avrebbe distrutto le scarpe nuove restituite dai clienti.

Da quanto riportato da Greenme.it, un portavoce della Nike ha ammesso che i resi che mostrano segni di possibili danni o di utilizzo vengono distrutti e riciclati. Egli, inoltre, ha negato che le scarpe nuove e impeccabili siano distrutte, confermando che vengono rimesse sugli scaffali per essere rivendute.

Scarpe in canapa: greenwashing o sostenibilità?

Nonostante quanto dichiarato dal portavoce della Nike, l’ultimo segnale proveniente dai GPS delle scarpe nuove restituite dai giornalisti è arrivato da un’azienda di riciclaggio dei rifiuti. Per questo motivo in molti si chiedono se sia più greenwashing che sostenibilità. 

Che cos’è il greenwashing? Ve lo spieghiamo subito. Si tratta di una strategia di comunicazione o di marketing attuata da aziende, istituzioni o enti che presentano le proprie attività come ecosostenibili, cercando di nascondere l’impatto ambientale negativo. Questo termine risale all’ambientalista statunitense Jay Westerveld, che per primo lo impiegò nel 1986 per condannare la pratica delle catene alberghiere. Queste, infatti, facevano leva sull’impatto ambientale del lavaggio della biancheria per invitare gli utenti a ridurre il consumo di asciugamani. In realtà, il motivo di tale invito era prevalentemente per motivi economici.

Scarpe da ginnastica VS inquinamento

Il mercato delle scarpe da ginnastica è certamente uno dei più redditizi per la moda. Tuttavia può avere conseguenze pessime per l’ambiente. Secondo Linkiesta “solo nel 2019 sono state immesse sul mercato 4,3 miliardi di paia di sneakers. In pratica 66 milioni di calzature ogni giorno. Questa produzione è responsabile di un quinto dell’impatto ambientale dell’intera industria della moda e genera l’1,4% delle emissioni globali di carbonio riversate sul pianeta. La stragrande maggioranza delle calzature prodotte finisce in discarica, dove si assestano componenti di derivazione petrolchimica, come l’etilene vinil acetato, sostanza che impiega secoli a degradarsi”.

I produttori stanno provando a cambiare le cose, ma in questo settore l’industria è ancora molto indietro, nonostante ci siano alcune eccezioni.

Perchè le calzature inquinano così tanto l’ambiente?

Le scarpe sono prodotti complessi che richiedono l’impiego di molti materiali e processi di produzione diversi. Questi fattori incidono notevolmente sull’impatto ambientale complessivo del prodotto. Inoltre, dobbiamo pensare che tutte queste calzature hanno un periodo di vita limitato e prima o poi diventano tutte un rifiuto da smaltire. Negli ultimi anni questo problema si è amplificato con l’avvento del cosiddetto “fast fashion“, ovvero quel settore della moda che produce capi di abbigliamento e calzature ispirati all’alta moda, ma messi in vendita a prezzi accessibili e rinnovati in tempi brevissimi.

Un altro aspetto importante, che spesso viene trascurato, è legato alle immissioni di gas inquinanti che derivano dal trasporto di questa tipologia di prodotti. La maggior parte delle aziende produttrici, infatti, scelgono di costruire le loro fabbriche nei Paesi in cui la manodopera è a basso o bassissimo costo. Pertanto hanno la necessità di distribuire successivamente le calzature nei diversi mercati internazionali. Ecco perché il trasporto è un aspetto fondamentale nel settore calzaturiero.

Anche per quanto riguarda i materiali impiegati nella produzione, le calzature risultano un prodotto altamente inquinante. Spesso per produrre le scarpe si usa il cuoio (la cui produzione è insostenibile dal punto di vista etico e ambientale)la tela, il poliuretano e il PVC. A seconda, poi, della tipologia di scarpa, si aggiungono chiodi, lacci, occhielli in metallo, fili, velcro, tessuti di vario genere, schiume per l’imbottitura, supporti per il tallone, rinforzi e tacchi. In media, si calcola che per la produzione di un solo paio di scarpe si utilizzino complessivamente 40 tipi di materiali diversi.

Il ciclo di vita di una scarpa si conclude con lo smaltimento. Riciclare un prodotto come le calzature è quasi impossibile, vista la quantità di materiali diversi che le compongono. Pertanto ne segue uno smaltimento errato in discarica, che può portare ad inquinare il suolo e l’acqua. Questo è nocivo non solo per l’ambiente, ma anche per l’uomo.

Conclusione

Oggi più che mai è necessario innovare i metodi e i materiali di produzione, ma anche cambiare il modo di pensare e di fare acquisti, in attesa di soluzioni creative e all’avanguardia. Anche in questo la pianta di canapa ci viene in aiuto. Le scarpe in canapa sono sicuramente una buona alternativa ai tanti materiali inquinanti, anche se bisogna cercare di trovare una soluzione anche per tutto ciò che sta intorno al materiale utilizzato.

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