Cannabis Neuroscienza

Nonostante in Italia sia possibile prescrivere per uso medico la cannabis e i suoi derivati, la situazione per i pazienti resta molto complessa. I problemi principali per i pazienti italiani sono 3:

  • il fabbisogno dei pazienti, sottostimato dalle istituzioni, non viene sufficientemente soddisfatto dalla produzione italiana e dalle importazioni dall’estero;
  • la gestione cambia in base alla Regione. Alcune garantiscono la prescrizione a carico del servizio sanitario per una serie di patologie, altre prevedono la dispensazione gratuita solo per alcune, e altre ancora non la prevedono;
  • il numero di medici che conoscono e prescrivono la cannabis e di farmacie che effettuano questo tipo di preparazione è ancora troppo basso.

Le potenzialità neuroprotettive dei cannabinoidi

Qualche tempo fa, Gary Wenk, professore di Neuroscienze, immunologia e genetica medica presso la Ohio State University, ha dichiarato al Time che nei suoi 25 anni di ricerche per combattere e prevenire le infiammazioni cerebrali, “i cannabinoidi sono la prima e unica classe di farmaci che siano mai stati efficaci”.

Negli ultimi tempi, infatti, la ricerca scientifica si sta concentrando sempre di più sulle potenzialità dei diversi cannabinoidi, di trattare patologie neurodegenerative come ad esempio parkinson e alzheimer. Lo sviluppo e il mantenimento dell’infiammazione cronica sembra essere causa di numerose malattie, come sclerosi, obesità, diabete, artrite, epatite cronica, disturbi ossei, fino a tumori, infarti e neurodegenerazione.

La cannabis, grazie alle sue molecole, è un ottimo antinfiammatorio con potenzialità neuroprottetive. Una ricerca del 2005, pubblicata sul The Journal of Neuroscience, sostiene che le conclusioni della ricerca “indicano che i recettori dei cannabinoidi sono importanti nel morbo di Alzheimer e che i cannabinoidi riescono a prevenire il processo neurodegenerativo che si verifica nella malattia”. Il motivo è che “I cannabinoidi combinano entrambe le azioni antinfiammatorie e neuroprotettive”. Gli esperti sostengono che i risultati ottenuti possono impostare le basi per l’uso di questi composti come un approccio terapeutico.

In un’altra importante ricerca pubblicata nel 2018, alcuni scienziati hanno scoperto che il CBD può prevenire la morte programmata delle cellule nervose. Nel lavoro pubblicato su Translational Psychiatry, i ricercatori sono partiti da una considerazione: l’accumulo di ferro nel cervello costituisce una caratteristica comune dell’invecchiamento normale e delle patologie neurodegenerative. Sono così giunti alla conclusione che il ferro “può innescare percorsi di morte cellulare e l’inversione degli effetti notati con la somministrazione di CBD indica che questo composto ha un potenziale neuroprotettivo attraverso la sua azione anti-apoptotica”.

Terapia a base di cannabis: testimonianza

Sia la cannabis che i suoi derivati non sono usati in larga scala per le patologie neuro-degenerative. Oggi però abbiamo delle testimonianze circa l’efficacia del CBD e di altri composti derivati dalla cannabis. Lo spiega bene la Signora Armanda Belletti, che dopo anni di trattamenti a base di farmaci inefficaci, ha deciso di cambiare terapia per suo marito.
Quest’ultimo soffre di malattie neuro-degenerative e da 4 anni utilizza una terapia a base di cannabis. Prima di iniziare questa terapia, non era nemmeno nemmeno in grado di parlare o di deambulare. Ora, grazie all’erba, é tornato a vivere e ad essere totalmente autosufficiente.

Cannabis, il parere medico generale

Con la recente sentenza dell’ONU ci sarà presto disponibilità di nuovi studi sulla Cannabis. Le cliniche specializzate che utilizzano la cannabis, possono già affermare che molto persone stanno meglio grazie all’uso di CBD e di Cannabinoidi. I malati di Alzheimer, ad esempio, risultano più rilassati e gestibili.

Non ci resta che attendere!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello